Somalia 2026: tra riconoscimento conteso, jihadismo e catastrofe umanitaria

MOGADISCIO, 20 Gennaio 2026 – La Somalia si trova stretta in una triplice morsa. A nord, la decisione di Israele di riconoscere l’indipendenza del Somaliland ha scatenato una crisi diplomatica regionale e convocato d’urgenza il Consiglio di Sicurezza ONU. Al centro e al sud, la guerra totale dichiarata dal governo contro i jihadisti di Al-Shabaab non conosce tregua, con attentati e offensive militari. Sullo sfondo, una crisi umanitaria di proporzioni storiche, alimentata da siccità, conflitti e un drammatico deficit di finanziamenti agli aiuti, rischia di spingere il paese verso la carestia.
La bomba geopolitica: Israele riconosce il Somaliland
Il 26 Dicembre 2025, Israele è diventato il primo e unico stato membro delle Nazioni Unite a riconoscere ufficialmente il Somaliland come “stato indipendente e sovrano”. L’ex protettorato britannico si era autoproclamato indipendente da Mogadiscio nel 1991, operando da allora con proprie istituzioni, moneta ed esercito, pur senza riconoscimento internazionale. La mossa di Tel Aviv, presentata nel solco degli “Accordi di Abramo”, ha immediatamente innescato un terremoto politico. Il governo somalo ha condannato un “atto illegale” e un “attacco deliberato” alla sua sovranità, ricevendo il sostegno di Egitto, Turchia, Gibuti, l’Unione Africana e la Lega Araba. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si è riunito d’emergenza su richiesta della Somalia. Analisti vedono nella mossa israeliana un tentativo di guadagnare un punto d’appoggio strategico nel Corno d’Africa, affacciato sul cruciale Golfo di Aden, anche come potenziale avamposto per operazioni contro gli Houthi yemeniti, alleati dell’Iran. La questione rischia di riaccendere le tensioni con l’Etiopia, che nel 2024 aveva firmato un memorandum d’intesa con Hargeisa per l’accesso al mare, e crea un pericoloso precedente secessionista per l’intero continente.
La guerra senza fine contro Al-Shabaab
Nonostante l’offensiva “totale” lanciata dal presidente Hassan Sheikh Mohamud, il gruppo jihadista Al-Shabaab rimane una minaccia letale e pervasiva. Il 2024 è stato segnato da sanguinosi attentati, tra cui l’assalto a un hotel a Mogadiscio e un’autobomba esplosa davanti a un bar durante la finale degli Europei di calcio, con numerose vittime civili. Le forze governative, supportate dalla Missione di Transizione dell’Unione Africana in Somalia (ATMIS) e da raid aerei statunitensi, hanno riconquistato territori ma subito anche battute d’arresto. Al-Shabaab controlla ancora vaste aree rurali e mantiene la capacità di colpire nel cuore della capitale. Parallelamente, il paese deve affrontare tensioni interne: la regione del Puntland ha ritirato il riconoscimento delle autorità federali, e gli scontri tra milizie locali contribuiscono all’instabilità generale. La transizione di sicurezza, con il ritiro pianificato delle forze dell’Unione Africana, rappresenta una sfida colossale per un esercito nazionale ancora in formazione.
La catastrofe umanitaria: numeri di un disastro
Mentre si combatte per il potere e il territorio, la popolazione somala soffre una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Una combinazione tossica di conflitto prolungato e shock climatici estremi – dalla siccità più grave in 40 anni alle inondazioni devastanti – ha spinto il paese sull’orlo del baratro. I dati raccolti dalle agenzie delle Nazioni Unite dipingono un quadro agghiacciante.
| Indicatore | Dato |
|---|---|
| Persone in crisi alimentare acuta (IPC 3+) | 4,6 milioni |
| Bambini sotto i 5 anni con malnutrizione acuta | 1,8 milioni |
| Bambini a rischio di morte per malnutrizione grave | Circa 400.000 |
| Persone sfollate internamente (IDPs) | Oltre 3,8 milioni |
| Nuovi sfollati nei primi 10 mesi del 2024 | Oltre 427.000 |
| Finanziamento umanitario ricevuto (su richiesta 2024) | Solo il 21% |
Organizzazioni come Medici Senza Frontiere denunciano che la catastrofe è già in atto, con strutture sanitarie sommerse da casi di malnutrizione infantile. Il ministro per gli Affari Umanitari dello Stato sud-occidentale, Nasir Arush, ha lanciato l’allarme: tagli drastici agli aiuti internazionali potrebbero portare a una carestia conclamata all’inizio del 2026. La comunità internazionale, distratta da altre crisi globali, rischia di abbandonare la Somalia nel momento del massimo bisogno.
Frequently Asked Questions
Cos’è il Somaliland e perché il riconoscimento israeliano è controverso?
Il Somaliland è una regione del nord della Somalia che si è autoproclamata indipendente nel 1991. Pur avendo un governo, una moneta e forze di sicurezza proprie, non è riconosciuta da nessun altro stato membro dell’ONU. Il riconoscimento unilaterale da parte di Israele viola il principio dell’integrità territoriale della Somalia, sostenuto dall’Unione Africana e dal diritto internazionale, e rischia di destabilizzare ulteriormente una regione già fragile, aprendo la strada a rivendicazioni secessioniste altrove.
Chi sono gli Al-Shabaab e qual è il loro obiettivo?
Al-Shabaab (“La Gioventù” in arabo) è un gruppo jihadista salafita affiliato ad Al-Qaeda, nato in Somalia nel 2006. Il suo obiettivo dichiarato è rovesciare il governo federale somalo, considerato illegittimo, e instaurare uno stato islamico governato da una rigida interpretazione della sharia. Controlla parti del territorio rurale e si finanzia attraverso estorsioni, traffici illeciti e tassazione forzata, rappresentando la principale minaccia alla sicurezza del paese e della regione.
Perché la crisi umanitaria in Somalia è così grave?
La crisi è il risultato di un circolo vizioso di cause: 1) Conflitto decennale che distrugge mezzi di sussistenza, sfolla le persone e limita l’accesso degli aiuti. 2) Shock climatici estremi: siccità pluriennali seguite da inondazioni distruggono raccolti e bestiame. 3) Fragilità istituzionale che impedisce risposte statali efficaci. 4) Sottofinanziamento cronico degli appelli umanitari internazionali. Questi fattori combinati lasciano milioni di persone senza cibo, acqua, cure mediche e protezione.
