The Guardian: il quotidiano britannico che sfida le regole (e le sovvenzioni)

LONDRA, 26 Gennaio 2026 – The Guardian non è solo un giornale. È un’istituzione, un modello di business controcorrente e un punto di riferimento globale per il giornalismo progressista. Fondato a Manchester nel 1821, oggi con sede a Londra e diretto da Katharine Viner, è l’unico grande quotidiano internazionale a resistere alla tentazione del paywall, finanziandosi attraverso la lealtà di una comunità di lettori che lo sostiene volontariamente.
Indipendenza e modello proprietario: lo Scott Trust
La caratteristica fondamentale del Guardian è la sua indipendenza, garantita da una struttura proprietaria unica. Il giornale fa parte del Guardian Media Group, che a sua volta è di proprietà dello Scott Trust, una fondazione di beneficenza il cui scopo principale è “garantire l’indipendenza finanziaria ed editoriale del Guardian in perpetuo”. Questo scudo legale protegge il quotidiano da acquisizioni da parte di magnati o gruppi con agende particolari, permettendogli di mantenere una linea editoriale coerente con la sua tradizione liberale e di centro-sinistra.
Il modello economico “open”: un milione di sostenitori
In un’epoca in cui la maggior parte dei giornali di qualità si affida a paywall più o meno rigidi, il Guardian ha scelto una strada diversa. Tutti i suoi articoli online sono gratuiti. La sopravvivenza si basa su un mix di abbonamenti digitali a pagamento, donazioni ricorrenti (membership), abbonamenti cartacei e pubblicità. La strategia ha funzionato: alla fine del 2020, il Guardian ha superato la soglia del milione di sostenitori finanziari ricorrenti (tra abbonati digitali e donatori). Questo modello, basato sulla relazione diretta con i lettori, gli ha permesso di tornare in utile dopo vent’anni.
Posizione politica e influenza
Il lettore del Guardian è uno stereotipo della politica britannica: istruito, di centro-sinistra, progressista. I sondaggi storici mostravano che la maggioranza dei suoi lettori votava per il Partito Laburista. Il giornale stesso, nato con simpatie liberali, nel dopoguerra si è allineato al Labour, pur mantenendo al suo interno un vivace dibattito e ospitando occasionalmente voci di centro-destra. Si è opposto alla guerra in Iraq, ha sostenuto la permanenza del Regno Unito nell’UE e i suoi editoriali hanno spesso un tono critico verso le politiche del governo israeliano, una posizione che gli ha attirato accuse di parzialità.
Giornalismo d’inchiesta e design iconico
Il Guardian è stato protagonista di alcuni degli scoop più importanti del XXI secolo. Ha portato alla luce lo scandalo dell’hacking telefonico del News of the World (che portò alla chiusura del tabloid), ha pubblicato i documenti di Edward Snowden sul programma di sorveglianza PRISM e ha partecipato all’inchiesta sui Panama Papers. Parallelamente al suo giornalismo, il Guardian è celebre per la sua cura grafica. Il redesign del 2005, guidato dal designer Mark Porter, che introdusse il formato “Berliner”, fu premiato come “miglior giornale progettato al mondo”. Nel 2018 è passato definitivamente al formato tabloid, mantenendo una leggibilità e un’eleganza che ne fanno un caso di studio nel design editoriale.
La sfida digitale e le mosse recenti
TheGuardian.com è una delle testate online più lette al mondo, con edizioni dedicate per Stati Uniti, Australia ed Europa. In un’epoca di polarizzazione dei social media, il Guardian ha fatto una scelta radicale: a novembre 2024 ha smesso di pubblicare contenuti sulla piattaforma X (ex Twitter), citando la diffusione di disinformazione e teorie estremiste. Un’altra svolta storica è stata la vendita del suo storico giornale domenicale, The Observer, al sito di notizie Tortoise Media, con effetto da aprile 2025, concentrando così le risorse sul brand principale.
Fatti Chiave
| Aspetto | Dettaglio |
|---|---|
| Fondazione | 1821 a Manchester (come The Manchester Guardian) |
| Sede | Londra (dal 1960) |
| Direttore | Katharine Viner (dal 2015) |
| Formato | Tabloid (dal 2018) |
| Proprietà | Scott Trust (fondazione no-profit) |
| Modello di business | Senza paywall. Finanziato da abbonamenti, donazioni, pubblicità. |
| Sostenitori ricorrenti | Oltre 1 milione (dati 2020/21) |
| Sito web | theguardian.com (edizioni UK, US, AU, EU, Internazionale) |
Domande Frequenti
Perché The Guardian non ha un paywall?
Il Guardian ritiene che le notizie di qualità debbano essere accessibili a tutti, non solo a chi può permettersele. La sua strategia si basa sulla costruzione di una relazione di fiducia con i lettori, che sono invitati a sostenere il giornale volontariamente attraverso abbonamenti o donazioni, se lo ritengono valido. Questo modello “aperto” lo distingue dalla maggior parte dei suoi concorrenti.
Qual è l’orientamento politico del Guardian?
Il Guardian è un quotidiano di centro-sinistra. La sua linea editoriale è generalmente allineata con i valori del Partito Laburista britannico e del progressismo liberale, con un forte focus su temi come la giustizia sociale, l’ambiente e i diritti civili. Tuttavia, la proprietà tramite lo Scott Trust gli garantisce indipendenza da qualsiasi partito.
Quali sono stati i suoi reportage più famosi?
Tra i più celebri ci sono l’inchiesta sull’hacking telefonico del News of the World (che portò alla chiusura del tabloid nel 2011), la pubblicazione dei documenti di Edward Snowden sulla sorveglianza di massa (2013) e la partecipazione al consorzio internazionale che rivelò i Panama Papers (2016).
